profilo Bibliografico
San Felice da Nicosia nacque il 5 novembre 1715 dal matrimonio di Filippo Amoroso e Arcangela La Nocera e venne battezzato lo stesso giorno al Fonte della Chiesa Madre di San Nicolò, successivamente eretta Cattedrale, col nome di Filippo Giacomo.

La madre, rimasta vedova poche settimane prima della nascita del figlio, lo educò amorevolmente alle virtù cristiane e, in particolare, alla carità, alla preghiera e alla fiducia nella provvidenza di Dio. Crebbe nell’umile casa paterna situata nell’odierna via Porta d’Aquila, non distante dalla piazza centrale del paese, che ancora oggi conserva gli ambienti di vita e gli attrezzi del lavoro di calzolaio che Filippo Giacomo apprese da giovanissimo per contribuire alle necessità della famiglia.




Acquistata dai Frati Cappuccini della Provincia di Messina, dal 1954 la casa natale è adattata a piccolo Santuario per il culto ed è visitata tutto l’anno da quanti, devoti e pellegrini, amano accostarsi alla figura del Santo.

Le fonti storiche raccontano che Filippo Giacomo si distinse nell’ambiente di lavoro per il carattere mite, le buone relazioni con il capo bottega e i suoi compagni, per la pazienza e il buon esempio. Come la maggior parte dei ragazzi poveri del tempo non frequentò la scuola e appena ne ebbe l’età si iscrisse alla Confraternita del Terz’Ordine Francescano, detta dei “Cappuccinelli”, della quale era stato membro il padre e iniziò a frequentare il Convento dei Frati Cappuccini, partecipando quotidianamente alla Santa Messa. L’opportunità di conoscere i religiosi, di ammirare il loro stile di vita ispirato ai valori dell’umiltà e della carità favorì la sua vocazione, per certi versi contrastata, ma sempre chiara e fedelmente preservata.
All’età di venti anni chiese al Padre Superiore del Convento di Nicosia di intercedere presso il Provinciale di Messina per essere accolto nell’Ordine in qualità di laico. Sebbene fosse considerato da tutti particolarmente pio e devoto e vicino ai Cappuccini, ricevette risposta negativa per otto anni. Finalmente nel 1743, all’età di ventotto anni, dopo fiduciosa attesa, fu accolto nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e trascorse l’anno di noviziato nel Convento di Mistretta.
Prese il nome di Fr. Felice, in onore di San Felice da Cantalice, primo santo cappuccino, canonizzato trent’anni prima. Sono sorprendenti alcune coincidenze di date tra i due “Felice”: nati a distanza di 200 anni (1515 e 1715), entrambi fecero l’anno di noviziato a 28 anni, a 29 emisero i voti, per 43 anni fecero i questuanti e a 72 anni terminarono il loro cammino terreno con la bisaccia sulle spalle.
A detta di tutti i biografi Fra Felice si distinse per lo slancio nell’obbedienza, per la purezza di cuore e la pazienza serafica. Dopo la professione dei voti fu destinato, eccezionalmente, al suo paese natale e gli venne assegnata la mansione di cercatore, ma con dedizione e zelo svolse anche tanti altri servizi a vantaggio della fraternità: portinaio, ortolano, cuoco, calzolaio.
Nutrì un amore ardente verso la Vergine Addolorata, Gesù Crocifisso e l’Eucarestia, nella cui adorazione soleva trascorrere gran parte della notte.
Fu fedele fino in età avanzata alla mansione di questuante alla quale assolse con compostezza, discrezione ed umiltà, incarnando a pieno le beatitudini evangeliche. Sfidò le intemperie, la fatica e le difficoltà della strada che divenne il luogo privilegiato della sua testimonianza di amore a Dio. Con in spalla la sua bisaccia, definita “eroica”, fu generoso nel dispensare alla popolazione, in particolare ai poveri e agli ammalati, carità e sollievo, pane e miracoli che gli meritarono grande fama di santità a Nicosia e nei paesi vicini.
Il 31 maggio 1787, diffusasi la notizia che Fr. Felice era prossimo alla morte, accorse al Colle dei Cappuccini una numerosa folla in preghiera, e chiesto al Padre Guardiano del Convento il permesso di morire e la benedizione, Fr. Felice chinò il capo pronunciando dolcemente la frase che era stata il suo programma di vita: “Sia per l’amor di Dio”.



Venne proclamato “Beato” il 12 febbraio 1888 da Papa Leone XIII e il 18 luglio 2001 venne dichiarato “Patronum secondarium apud Deum” della Città di Nicosia, come fortemente voluto dai suoi concittadini.
Infine, nel 1997 recuperati gli atti del processo apostolico della Diocesi di Patti relativi alla guarigione straordinaria del Sac. Giuseppe Turdo da Tusa, affetto da papilloma vescicale, avvenuta il 27 settembre del 1900 per intercessione del Beato Felice da Nicosia, venne avviato l’iter del processo di canonizzazione ad opera del Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Fr. Florio Tessari, e dal Vicepostulatore, Fr. Luigi Saladdino da Troina, profondo conoscitore della spiritualità del Santo e fervente divulgatore del culto in onore del frate cappuccino nicosiano.

Il 19 aprile 2004, alla presenza di Sua Santità, Giovanni Paolo II, la Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgato il Decreto di riconoscimento della guarigione miracolosa operata per intercessione del Beato Felice da Nicosia che, in Piazza San Pietro, il 23 ottobre 2005, Papa Benedetto XVI ha proposto alla Chiesa universale come modello di Santità, fissandone il 2 giugno la data della festa liturgica.
Nell’omelia di quell’evento, che vide in Piazza San Pietro una grandissima partecipazione di cittadini nicosiani e di devoti provenienti da varie parti d’Italia, venne così mirabilmente tratteggiato il suo profilo:
“San Felice da Nicosia amava ripetere in tutte le circostanze, gioiose o tristi SIA PER L’AMOR DI DIO. Possiamo così ben comprendere quanto fosse intensa e concreta in lui l’esperienza dell’amore di Dio rivelato agli uomini in Cristo. Questo umile Frate Cappuccino, illustre figlio della terra di Sicilia, austero e penitente, fedele alle più genuine espressioni della tradizione francescana, fu gradualmente plasmato e trasformato dall’amore di Dio, vissuto e attualizzato nell’amore del prossimo. Fra Felice ci aiuta a scoprire il valore delle piccole cose che impreziosiscono la vita, e ci insegna a cogliere il senso della famiglia e del servizio ai fratelli, mostrandoci che la gioia vera e duratura, alla quale anela il cuore di ogni essere umano, è frutto dell’amore”.
